Benvenuti nel sito ALTRA MUSICA di Fabio Fabris

Benvenuti nel sito ALTRA MUSICA di Fabio Fabris - ALTRA MUSICA di fabio fabris

Dal 1993 Altra Musica fornisce consulenza, installazione e vendita dei migliori prodotti HI FI scegliendoli non solo per le caratteristiche sonore, ma anche per l'estetica e l'affidabilità. Nel corso degli anni lo scopo è sempre stato lo stesso!! La passione per la musica, prima di tutto, e la sua corretta riproduzione
Per questo motivo Altra Musica conserva tutte  le prove tecniche, e gli articoli di tutti i prodotti HI FI recensiti dalle riviste italiane, e molte di quelle estere, dal 1969 ad oggi, anche per riscoprire , in quest'epoca dove la parola d'ordine sembra essere "digitale", tutto il fascino e il grande suono dell'era analogica.
Set up e controllo di giradischi , bracci e testine, in particolare del famoso LINN LP 12
Riconatura altoparlanti, restauro apparecchiature d'epoca

                                                                                                                                                  

 

 IL  NUMERO DI TELEFONO DEL NEGOZIO E' 0418779503 CELLULARE  3283113702 .

 

 

AGGIORNATO IL il 12 agosto   2017 nella home page con RECENSIONE DIFFUSORI RUSSEL K RED 50,

Nella GALLERIA FOTOGRAFICA  una sezione dedicata agli LP  Original Master e una selezione di LP dalla mia  collezione


MUSICA LIQUIDA
Il mondo dell'appassionato di musica ma soprattutto di HI FI, il cosidetto "audiofilo" è sempre stato poco propenso, e a volte a ragione, e  piuttosto dubbioso per quanto riguarda le novità tecnologiche, basta ricordare la oramai passata ( o forse no?....)  diatriba che vedeva  il suono del CD a confronto con quello dell'LP... Non poteva quindi far eccezione la “musica liquida" termine decisamente poco adatto per definire una rivoluzione in campo audio  Ovvio che non si sta parlando di una fruizione di bassa qualità, ma di sistemi, per la prima volta, che non utilizzano supporti fisici,e che permettono, tramite software ad alta definizione e adeguate apparecchiature audio, di godere la musica finalmente senza il "rumore" del supporto fisico, sia esso LP piuttosto che CD
La "musica liquida", quindi, non è "un altro formato" dopo gli innumerevoli tentativi del mercato, come DVD audio SACD DCC Minidisc ecc, ma forse come non mai, la maniera migliore, e sicuramente la più comoda, per gestire la propria raccolta musicale e ascoltarla al meglio.
Parola di "audiofilo" !!

STEREOGUIDA E LA SCALA DI BOSTON

STEREOGUIDA E LA SCALA DI BOSTON - ALTRA MUSICA di fabio fabris

Spesso mi capita di rovistare tra le centinaia di riviste di hi-fi che tengo nel magazzino del negozio (il bagno....)  Una volta erano ben catalogate , per anno e numero, ora sono accatastate più disordinatamente. Si tratta di tutte le riviste di alta fedeltà che sono uscite in Italia, dal primo numero di Stereoplay, con Raffaella Carrà in copertina, a Suono, Audiovisione del mitico Marino Mariani di bianco vestito , passando per Superstereo, Audioreview, Stereo ecc fino al recente Fedeltà del Suono  Mi sorprendo leggendo, rileggendo , riviste che erano leggibili, interessanti, certamente più piacevoli di quelle di oggi, che oramai denunciano lo scarso interesse per questa nostra bellissima passione e che tirano avanti con pessimi risultati dal punto di vista estetico e dei contenuti, con enormi ed orrende fotografie  per riempire pagine altrimenti difficilmente riempibili con le parole. Vedere le centinaia di pagine dei Suono degli  anni 70-80 e le striminzite 95 pagine quasi tutte di orrenda e volgare pubblicità e poi di nulla...fa amarezza e dispiacere soprattutto a chi, come me, ha dedicato la sua vita lavorativa in questo settore. Io e molti altri si aspettava l'uscita di Suono in edicola, ed erano settimane di lettura per le prove tecniche, sempre accurate e professionali, per i contenuti, le indagini di mercato, le recensioni dei dischi, e che dischi.....Ora una di queste riviste, quelle superstiti ( per quanto ancora? ) si legge in 15 minuti e onestamente senza alcun interesse. Ma probabilmente è così in tutti i settori.....Cercando una vecchia prova mi sono inbattuto nel primo numero di STEREOGUIDA, una rivista a tema che usciva con cadenza trimestrale, parallelamente a Suono e Stereoplay,  dell'inverno 1976-1977, era pubblicata dal gruppo Publisuono, quello di Suono e Stereoplay, appunto. Il numero uno trattava dei giradischi, essendo in quel periodo l'unica, vera, sorgente hi-fi  (come ora, del resto....) La rivista è ancora in ottimo stato di conservazione nonostante siano passati 40 anni
La rivista prende in esame i giradischi dell'epoca dividendoli per marca e prezzo e  una selezione di " prove" principalmente fotografiche dove venivano analizzati i più famosi giradischi presenti sul mercato. Ci sono anche semplici e dettagliate spiegazioni, ancora assolutamente valide , su come installare una testina sul braccio, sui  vari tipi di trazione, cinghia o direct drive, differenze tra testine MM e MC e 16 prove dall'economico lenco L 82 da 125 mila lire al costoso e lussuoso Denon 3500 F da oltre un milione di lire ( siamo nel 1977 e uno stipendio medio era di 300 mila lire mensili ) Incredibilmente in queste prove vengono analizzate le caratteristiche tecniche principali o almeno quelle che a quei tempi erano considerate tali, ovvero wow e flutter e rumble e precisione dei giri, ma mai che si parli DI COME SUONANO !!  E quelli che sulla carta, in base alle caratteristiche tecniche, praticamente tutti i trazione diretta, avrebbero dovuto essere i migliori, vennero rapidamente dimenticati, mentre altri , uno in particolare continua ad essere prodotto, che non sembravano avere prestazioni  altrettanto eccellenti, sarebbero poi risultati all'ascolto, più raffinati e ben suonanti. Quindi " che cosa" distingueva un giradischi "ben suonante " da uno con "eccellenti caratteristiche tecniche" non era chiaro a molti costruttori, che progettavano e costruivano il giradischi per...far girare i dischi. Che sembra la cosa più ovvia del mondo, ma non lo è, non lo era nel 1976 e purtroppo non lo è ancora oggi, visto che portare a spasso un disco LP a 33 giri e un terzo è la cosa più facile che deve fare un giradischi. Nella realtà le cose sono estremamente più complesse e certamente più difficili da spiegare, visto che basterebbe per un momento pensare  a quante "informazioni " ci sono all'interno di un solco di un paio di decimi di millimetro. dalle armoniche di un violino, grandi pochi micron, fino alle esplosioni strumentali della Sinfonia Fantastica, passando per le cannonate della 1812 o la chitarra di Hendrix. Quindi, semplificando il tutto, quello che distingue un giradischi da un elettrodomestico che " gira i dischi " è la sua  capacità di mettere nella condizione la testina di "estrarre informazioni " microscopiche dai solchi

Proprio perchè microscopiche, una università americana, alla metà degli anni 80, con la collaborazione della rivista The Speaker redatta dalla Boston  Audio Society, cercò di analizzare il processo di riroduzione di un disco LP , ingrandendo il tutto, con un microscopio,  circa 5000 volte, così da poter portare a dimensioni " quasi visibili"  (dal microscopio)  le informazioni più piccole, grandi , appunto, solo pochi micron. Per "vedere " queste modulazioni , però, le pareti del solco diventavano alte circa 50 cm. Si trattava, a questo punto, di "ingigantire " tutto di 5000 volte .... e così la fragile puntina in diamante  diventa alta circa 6-7 metri e il cantilever circa  15 . La testiina che è lunga 2 cm diventa grande come un grande condominio.  Il braccio di lettura, lungo dai 21 cm per i modelli da 8 pollici fino ai 30 cm dei 12 pollici, diventa lungo da 1 a 1.5 km.....la massa del braccio, circa 9 grammi e il peso di lettura di un paio di grammi diventano....potete immaginarlo.  Durante l'ascolto del vostro disco preferito la puntina sopporta tremendi cambi di direzione per via delle modulazioni, brusche accelerazioni, cambi di gravità per tentare di rimanere saldamente all'interno delle pareti del solco e lo deve fare per circa un chilometro ( la facciata di un disco dura circa 25 minuti, quindi un disco LP circa 50 minuti, per 33 giri sono circa 1650 giri, per una media di 80  cm a solco  ) la frizione dalla puntina con il solco stesso porta la temperatura dello stilo ad oltre 150 gradi  ( reali, non ingranditi di 5000 volte ! ) non per nulla è consigliabile riascoltare la stessa facciata di un disco dopo mezz'ora, se non addirittura dopo un giorno. In un semplice brano musicale ci sono enormi quantità di frequenze a differenti livelli e le pareti del solco contengono frequenze basse che letteralmente portano a spasso stilo e cantilever  e contemporaneamente ci sono frequenze e armoniche molto più piccole che devono essere lette. Le informazioni più piccole sono mediamente grandi meno  di un millesimo di millimetro !

Queste sono solo alcune delle enormi difficoltà che un giradischi deve superare , o tentare di superare, per permettervi di ascoltare i vostri dischi nella migliore maniera. Quello che a questo punto dovrebbe sembrare chiaro è che il giradischi , cioè la base del giradischi, NON può avere tolleranze di costruzione superiori a quelle delle modulazioni che lo stilo deve estrarre dal solco.  Quindi il giradischi dovrebbe, per poter ben suonare, essere un miracolo e un capolavoro di precisione meccanica e non  può ricorrere all'elettronica ( quarzo o controlli elettronici ) per tentare di correggere una eventuale scarsa qualità meccanica poichè qualsiasi sistema elettronico interviene per  correggere eventuali problemi di velocità o altro, evidentemente DOPO che l'errore è avvenuto, correggendo quindi l'errore con un ulteriore errore...

 

 

 

 

 

 

 

AMPLIFICATORE HEGEL H 80

AMPLIFICATORE HEGEL H 80 - ALTRA MUSICA di fabio fabris

Ogni giorno sfoglio i vari annuari di Suono per i vedere prezzi ( praticamente quasi sempre sbagliati ) e le caratteristiche dei vari prodotti che questo nostro bellissimo mercato mette a disposizione delle nostre turpi voglie e passioni , e ogni volta mi rendo conto che una buona percentuale dei vari oggetti potrebbe tranquillamente non esserci, che metà o forse più, dei prodotti , sono, come si dice dalle nostre parti, fuffa. Molti i marchi storici che sopravvivono solo per gli antichi fasti del passato e grandi VU meters. Ma le due categorie sicuramente più inflazionate da prodotti-fuffa sono quella dei diffusori e degli amplificatori a valvole. a volte si tratta  di prodotti made in Italy, purtroppo . Le casse tentano spudoratamente di copiare, con risultati a volte addirittura ridicoli, le Sonus Faber dei momenti migliori, legno massello a profusione ma fantasia ai minimi termini. Dopo averle vendute ad amici e parenti ( poco convinti ) e finito il legno massello, grazie, è stato bello ( come al solito la rima ci vuole )

Tra poco si inventeranno i diffusori costruiti con il LEGO e forse sarebbe più divertente

Ancora più divertente il reparto amplificatori a valvole. Qui veramente la fantasia vola, non ha limiti. Togliamo al solito i nomi storici, classici , e rimane un tappeto di rose appena sbocciate e subito appassite , di prodotti che promettono di rivoluzionare, col loro suono “caldo “ ( chissà cosa significa...) e mieloso il palato fine di noi ascoltatori. Anche qui il made in Italy imperversa, valvole triodo monotriodo push pull ultralineare classe A trasformatori senza trasformatori grossi piccoli ma soprattutto , fondamentale, fianchetti in legno e nome altisonante . Vuoi mettere avere un ampli che si chiama come una divinità greca ? Bisogna dire che i “progettisti “ hanno un certo orrido gusto estetico, riempiendo di massello frontali, manopole e tutto quello che è “massellabile “

Stupendo anche il fatto delle valvole selezionate e matchate , vendute a cifre assurde , quando poi vengono inserite in un circuito nel quale i componenti passivi, tipicamente condensatori e resistenze, hanno normalmente tolleranze del 20 % se va bene .

Mi ricordo che uno dei primi diffusori Sonus Faber si chiamava Parva seguita dal latino “sed apta mihi “ che voleva dire piccola ma adatta a me. Questo forse fu l'inizio del voler dare nomi simili ai prodotti hi fi . Va beh, ne avrei da raccontare, ma questa non era nelle intenzioni di questo articolo

L'intenzione è quella di parlare di un amplificatore integrato. L'HEGEL H 80, che da alcuni giorni si prende ottima cura dei diffusori presenti in negozio. E'stato recensito dalle riviste italiane, quindi inutile ripetere quanto già detto , basti dire che l'estetica è curata, semplice ma indubbiamente elegante, il peso dimostra che la sostanza all'interno c'è , infatti dalle feritoie del coperchio si nota un sostanzioso toroidale , un cablaggio forse non ordinatissimo, ma una notevole sezione di alimentazione e un grande dissipatore parallelo al frontale. Molto interessante una completa sezione dac con due ingressi ottici, due coassiali e un USB . L'insieme appare sobrio ma la sensazione è quella di un prodotto solido e molto curato

Vista la notevole quantità di ingressi digitali, direi di approfittare e collegare una Apple Tv di terza generazione, quella con uscita ottica , il mio MacMini e un lettore di rete Naim

Per rimanere in casa HIFIGHT i diffusori KEF R 500 mi sembrano l'ideale abbinamento

Il feeling con i comandi dell'HEGEL è immediato , quasi famigliare , piacevolissimo al tatto

Ah, dimenticavo, la prova d'ascolto è stata effettuata dopo adeguato rodaggio di circa 72 ore con un lettore Cd in repeat e un delizioso e raffinato disco dei Sepoltura...

Musica . Steven Wilson ,col brano Rider II, 24 minuti live da brivido, 24 minuti da pelle d'oca, un mix incredibilmente riuscito di musica dai King Crimson ai Nucleus, Genesis passando per la psichedelia ecc Un brano molto difficile pieno di cambi di ritmo, volume, intensità, numero di strumenti

Le Kef R 500 sono delle casse molto equilibrate, non facilissime , ma sanno essere anche piuttosto spettacolari se trovano il compagno giusto. E certamente l'HEGEL H 80 lo è. I due dialogano perfettamente poiché mi sembra ci sia una maniera simile di intendere la riproduzione musicale

Il suono dell'HEGEL ricorda un poco quello di un buon progetto valvolare moderno ( e in questo caso è un complimento visto che in genere non amo particolarmente i valvolari ) con una lievissima tendenza al velluto, che, si badi bene, non significa, appunto, suono caldo ( che , ripeto, non si sa cosa voglia dire )

Non vorrei fare paragoni ma l'HEGEL ha un “colore “ solare, appena accennato, che riesce a trasferire praticamente integro alle KEF R 500. Le voci, sia maschili che femminili, altro punto di forza delle KEF, sono riprodotte alla giusta altezza, e a tuttotondo. La scena è molto ampia, molto equilibrata, grande ma non enorme.Scusate la banalità, ma forse è “solamente “ come dovrebbe essere

Paragonato l'HEGEL ad un altro ampli norvegese , sembra che la gamma altissima sia un poco meno trasparente, ci sia appena meno dettaglio. Ma mi rendo conto che continuo a fare sempre lo stesso errore , ascolto l'apparecchio e non la musica, il mezzo e non il fine . E così capisco che quel dettaglio , quell'iperrealismo , quell'effetto tanto HI FI, in realtà è anche un poco innaturale. Nell'Hegel c'è tutto,ma è un tutto estremamente naturale e musicale

Con Tori Amos e il brano “America” dal bellissimo LP Unrepentant Geraldines non si riesce a trattenere la pelle d'oca e una piccola lacrima di emozione . L'amplificatore Hegel non ha l'ingresso per il giradischi , quindi tocca al piccolo pre phono Creek ( piccolo ma dall'ottimo suono e versatilità ), portare a livello linea gli 0,3 millivolt della splendida testina SHELTER MC ( chi si ricorda delle favolose Fidelity Research ? )

Il controllo in gamma bassa è notevole, fatto apposta per trattenere la “delicata esuberanza “ in gamma medio bassa dei woofer delle R 500 e spingerle fino ai bassi più profondi. Sicuramente il potenziometro è di tipo lineare, poiché l'ampli “entra in coppia “ alzando un poco il volume ( ovvio, dipende anche da vari fattori, tensione di uscita del lettore CD o del pre phono, sensibilità dei diffusori ecc ) ma certamente la potenza non manca.

Dead CAN DANCE LP Original Master Recording , Into the Labyrinth, brano How fortunate the man with none, brano 11 . Brendan Perry è in piena forma, un mix tra Frank Sinatra e Jim Morrison . Un onda di basse e bassissime frequenze fa da tappeto alla voce, profondissima, perfetta, grande, di Perry . Ma tutto il disco è stupendo, così rimetto la puntina sul primo brano, Yulunga, poi la meravigliosa The Carnival is over.

Per finire in bellezza il brano Archangel del duo Two Steps from Hell, musica orchestrale di grande impatto molto spesso usata in produzioni cinematografiche e trailers, ma questa volta, pur con notevole sforzo visto il peso di 90 kg l'una , metto in posizione le grandi JBL 4341, quattro vie con woofer da 38 cm, anno di produzione 1975. Con tutto il rispetto per chi ritiene che bastino i pochi watts di un valvolare per pilotare al meglio i 93 db di efficienza, rispondo che forse farebbero meglio ad ascoltare cosa riesce a fare l'Hegel col suo fattore di smorzamento pari a 1000 sul controllo dei woofers. Il risultato è veramente un suono ampio e voluminoso

Concludendo, un amplificatore che si pone in una fascia di prezzo combattutissima, dove ogni concorrente tenta di convincere l'eventuale acquirente con la versatilità, o con infiniti gadgets o con dati tecnici stratosferici . Questo Hegel fa una sorta di “selezione naturale “ di chi invece vuole un prodotto serio, non inflazionato da paranoiche leggi di mercato, con un suono raffinatissimo e controllato, per chi sa ascoltare la musica e non l'impianto

Ah, dimenticavo, si chiama HEGEL H 80, e non ha i fianchetti in legno.

DIFFUSORI RUSSEL K RED 50

DIFFUSORI RUSSEL K RED 50 - ALTRA MUSICA di fabio fabris

 Russel K probabilmente non dirà nulla a molti appassionati di alta fedeltà e certamente in molti si chiederanno se era così necessario immettere nel mercato italiano un altro marchio di diffusori acustici
Sfogliando uno degli “annuari di suono “ si dovrebbe rimanere perplessi dall'enorme numero di costruttori di casse acustiche. E spesso si tratta di costruttori senza arte ne parte, improvvisati o che copiano spudoratamente questo o quell'altro marchio, a volte imitandone persino i nomi....
A ben guardare, probabilmente dei quasi 200 costruttori di diffusori hi fi, almeno due terzi potrebbero tranquillamente non esserci...
Negli anni d'oro di questa nostra passione , quando si andava nel negozio di alta fedeltà i marchi erano decisamente meno, JBL, A.R. ESB Advent Epicure, Bozak , Infinity Quad i primi che mi vengono in mente . I nomi “esoterici “ si contavano sulle dita di una mano ed erano Dahlquist, OHM , Acoustat X e pochissimi altri
Altri tempi, sotto tutti i punti di vista
Russel Kauffman ( la K ) è stato il progettista storico di Morel e B&W . E mi sembra un ottimo biglietto da visita
Ma questi diffusori sono un suo progetto personale, infatti non hanno nulla che possa in qualche maniera ricordare il marchio inglese per il quale ha lavorato
Nel sito della Russel K si possono trovare informazioni sulla filosofia di progetto ma soprattutto “dell'idea “ che sta alla base del progetto, ma andremo anche a scoprirle in questa piccola recensione
Il marchio inglese era apparso fugacemente tempo fa per mano di un altro importatore ed ora è di nuovo tra noi grazie alla competenza infinita e alla reale passione di Silvano Del Basso
Per ora il catalogo Russel K è composto da tre diffusori , le RED 50 , quella della quale ci occupiamo , le RED 100 e le RED 150, da pavimento. Esteticamente la più piccola da scaffale , la RED 50 , non fa nulla per non ricordare i soliti, classici, mini monitor inglesi, primo fra tutti la 3/5a
Il motivo per il quale si chiamano RED onestamente non lo so, ne esiste una versione con il frontale , appunto, color rosso, ma la versione in mio possesso è di una splendida finitura in vero legno noce a poro aperto. Il costruttore dice con molta onestà che i diffusori sono realizzati in Europa , certamente in un paese dell'est per ovvie questioni di costi di mano d'opera
Il cabinet è in MDF da 16 mm di spessore e il frontale da 19 mm, completamente senza materiale assorbente !! Il tweeter è un cupola morbida da 25 mm e il woofer un 13 cm in carta trattata e sospensione in gomma. Il cross-over utilizza componenti della più elevata qualità e gli altoparlanti
hanno un solo componente nel percorso del segnale. Posteriormente ottimi connettori che accettano praticamente tutto, bananine 4 mm, filo spellato di grossa sezione e forcelle e il reflex ( che poi un reflex non è )
Il progetto ricorda sotto alcuni punti di vista un diffusore che Silvano e io presentammo alla mostra
Gran Galà dell'Alta fedeltà l'altr'anno a Limena , i fantastici Harmonix Encore, anch'essi senza alcun materiale assorbente all'interno.
Gli altoparlanti sono fissati al mobile senza alcuna guarnizione proprio per permettere ai drivers di trasmettere la massima energia al mobile che a questo punto invece di “cancellare “ l'emissione posteriore del woofer, la utilizza per “accordare “il diffusore.
In realtà l’interno del diffusore non è esattamente vuoto, ma è diviso da un pannello, parallelo al frontale, che funge da divisorio e rinforzo,con molti piccoli fori, che permettono quindi all’emissione del woofer di essere controllata ed uscire dal reflex posteriore
Complessivamente il diffusore si presenta con una veste estremamente rassicurante, assolutamente classica ma indubbiamente capace di infondere una sorta di aspettativa di eccellente suono.
Come non mi stancherò mai di ripetere che non si può giudicare un qualsiasi oggetto inserito in una catena di riproduzione senza considerare che il risultato finale dipende da tantissimi fattori, spesso di combinazioni casuali, e a volte ,anzi praticamente quasi sempre , non significa che “più costoso è e meglio suona “
Bisogna dire fin da subito che le Russel K non sono affatto così esigenti ( il che non vuol dire che non lo sono ) e che riescono a suonare molto bene anche con sorgenti e amplificatori di non elevato prezzo. Molto importante invece , sembra, il posizionamento . Piedistalli stabili ma non pesanti, anzi , e se possibile , adeguata distanza dal muro di fondo, 60-70 cm vanno bene ma soprattutto dai muri laterali. Inutile quindi fare il solito elenco di apparecchi che le hanno accompagnate e fatte suonare durante vari bollenti pomeriggi di questa estate. Le sorgenti sono sempre le solite, giradischi Linn,
Rega e Klimo, lettore CD Naim e Creek e musica liquida con Dac Hegel
Che non siano le solite casse ( diciamocelo sinceramente, molto spesso tantissime casse anche di prezzo dimensioni aspetto diverso hanno sempre lo stesso medesimo suono ) lo si sente subito.
Semplicemente sembra di non ascoltare una coppia di diffusori.
Come facciano a “sparire “ in questa maniera io onestamente non lo so, sta di fatto che ascoltando della musica con gli occhi chiusi è praticamente impossibile localizzare i diffusori, il fronte è talmente ampio in larghezza, altezza e profondità da rimanere sorpresi. Il dettaglio in gamma alta è simile a quello di una coppia di diffusori elettrostatici, se vogliamo dargli un colore direi un azzurro chiaro, la gamma media , straordinaria. Quello che lascia disorientati è appunto l'effetto tridimensionale della scena. Un disco che spesso uso per evidenziare le caratteristiche o i limiti di un componente audio è Clouds without water del gruppo ZOAR . Il disco, molto particolare, ha un paio di brani cantati da Brendan Perry dei Dead Can Dance. Non so come facciano certi “recensori” delle nostrane riviste a descrivere quelle che sono così personali sensazioni, dei momenti non ripetibili, delle condizioni che poi non sono quelle di un reale utilizzo casalingo, con altri componenti, in altri ambienti, in diverse condizioni mentali ecc . Quando scrivono di bassi profondi o di alti taglienti, o di medi radiografanti. Io non lo so. So solo che ho Brendan Perry qui davanti, alto un metro e 80, che dietro a lui c'è uno spazio enorme, la voce è profonda , evocativa ,sola, capace di cullare i sensi , un mix tra Frank Sinatra e Jim Morrison e gli effetti musicali sono decisamente ai lati e quasi dietro l'ascoltatore.
In particolare il penultimo brano, Wakeworld, realmente difficilissimo da riprodurre, soprattutto alla fine, con percussioni e delle campane oltre ad un crescendo da mettere a dura prova amplificatori, diffusori e... timpani. Ebbene, l'ampli HEGEL non è certo dotato del Dolby Atmos, eppure le campane sono assolutamente davanti , ai lati e SOPRA alla mia testa. Intendo proprio sopra....
Anastasis dei Dead Can Dance, nono disco del gruppo formato da Perry e da Lisa Gerrard regala momenti musicali raffinatissimi ed emozionanti , ritornando alle connotazioni mistico-arabeggianti dei loro precedenti lavori come il meraviglioso Into the Labyrinth . Il brano KIKO termina con un assolo di Brendan Perry che lascia col fiato sospeso. Con le Russel K non si può parlare di bassi o alti,al limite ci si chiede come possa un woofer da 13 cm ottenere frequenze cosi profonde ed articolate ,ma di pelle d'oca, di reale, genuino coinvolgimento emotivo.
Indipendentemente dal genere (,Steven Wilson Raider 2 live, 24 minuti di musica progressive che spazia dai King Crimson ai Nucleus) il risultato è sempre sorprendente per pulizia e trasparenza. La dinamica è corretta e mai esplosiva, i pianissimi rimangono comunque ricchi di dettagli e le grandi masse orchestrali non si scompongono mai, neppure a volumi elevati ( compatibilmente con le dimensioni,ovviamente ) Scrivevo all’inizio che le Russel non sono particolarmente esigenti, ma si tratta di trovare una sorta di equilibrio tra potenza,non troppa non troppo poca e qualità, non un transistor che suona da valvola e non una valvola che suoni da transistor. Era del resto lo stesso problema che si aveva con le LS3/5a , poca potenza e non rendevano,troppa le snaturava.
Il prezzo,1290 euro per la versione walnut ,le pone al centro di una agguerritissima concorrenza, capace di una costante pubblicità sulle riviste di settore,o di apparenti soluzioni tecnologiche , materiali innovativi o design sofisticati. Per questi motivi, ed altri che non staremo qui ad approfondire, le Russel K sono diffusori non per tutti, non per chi ascolta il suono dell’impianto o si diverte a cambiare e scambiare componenti ogni 15 giorni . Chi ha una coppia di LS 3/5a lo sa bene
Forse il segreto di questi diffusori è proprio nella apparente semplicità del progetto
E nell'esperienza del suo progettista che sembra prendere le distanze dai tanti diffusori supertecnologici dai materiali aerospaziali, pesantissimi, ipercostosi, ma spesso senza anima, senza vita. Le Russel K aprono un nuovo capitolo, forse quello che permetterà di riavvicinare le persone all'ascolto della musica seriamente e con passione. Per quanto mi riguarda l'invito è quello di ascoltarle, immagino già l'espressione di stupore

CAVI HARMONIX BY COMBAK e far diventare un impianto hi fi uno strumento musicale

CAVI HARMONIX BY COMBAK e far diventare un impianto hi fi uno strumento musicale - ALTRA MUSICA di fabio fabris

 

 

Da molto tempo non scrivevo una recensione su uno degli oggetti hi fi più controversi, i cavi di collegamento

Chi mi conosce conosce anche abbastanza bene quello che penso a proposito dell'argomento cavi , e sa bene che non mi sono mai fatto influenzare dall'estetica o dal prezzo ( ovvero, dai prezzi astronomici di alcuni cavi forse si, nel senso che non riesco a giustificarne in nessuna maniera le cifre assurde )

Negli anni d'oro dell'alta fedeltà, anche gli impianti più prestigiosi, quelli che erano orgogliosamente messi in mostra al centro del salotto , erano cablati con la famosa classica piattina e a nessuno veniva in mente che in quei pochi ( o tanti ) metri di spezzone di rame si potessero perdere informazioni musicali, al massimo il rivenditore serio ti diceva di usare il cavo il più corto possibile, o magari di una sezione più grossa.

Mi ricordo che sulle riviste si cominciò a parlarne alla fine degli anni 70 e , forse, il primo cavo “esoterico” fu il “The Punch “ , cavo per diffusori sicuramente molto bello da vedere , verde e dorato , che garantiva prestazioni “udibili “ teoricamente  migliori. Penso di averlo acquistato anche io, in quei bellissimi anni 80. Vennero poi i famosi Monster Cable e gli “Esoteric Audio “ cavi con i quali venivano cablate anche le Sonus Faber Snail. Questi ultimi erano certamente i più belli di tutti e, col senno di oggi, anche quelli che potevano probabilmente fare una certa differenza all'ascolto

Ma era solo l'inizio....

Complici, io spero involontarie, le riviste di settore  cominciarono ad esaltare e testare innumerevoli  tipi di cavi, di segnale, di rete, per i diffusori, costruiti con i più svariati materiali e tecnologie, ma soprattutto, con prezzi che dal ragionevole arrivavano all'assurdo, soprattutto in questi ultimi anni, dove la ragionevolezza e la passione è stata sostituita dall'ostentazione e dall'ignoranza

Nessuno vuol mettere in dubbio l'importanza di un corretto interfacciamento tra varie elettroniche ( di qualsiasi fascia di prezzo siano ), la differenza è udibile e non soggettiva, ma non riesco a giustificare prezzi da svariate decine di migliaia di euro. Ma questo è un altro discorso e forse non è il caso di approfondirlo in questa sede

Nella mia personale ricerca di soluzioni che possano realmente migliorare l' ascolto musicale ( e non l'ascolto degli apparecchi..) ultimamente ho avuto, tramite l'esperienza e l'estrema gentilezza di Silvano Del basso di Ethos a Roma , la possibilità di ascoltare e provare dei cavi veramente speciali e diversi da tutti gli altri

Harmonix è giapponese, e questo già significa molto. Gli ingegneri della Harmonix hanno studiato per anni le “risonanze “ degli Stradivari dei Guarneri e Amati scoprendo che questi straordinari strumenti riuscivano ad “accordare “ le risonanze in una unica frequenza, rendendo il suono straordinariamente esente da distorsioni. All'inizio degli anni 90 i primi prodotti Harmonix che arrivarono in Italia erano dei cavi dall'estetica decisamente dimessa, alcuni “bottoni “ che si attaccavano ai soffitti e alle pareti ( erano i tempi dei tube traps....) e alcuni risuonatori che si applicavano sui magneti degli altoparlanti e sui mobili dei diffusori

Attualmente il catalogo comprende anche, oltre a questi oggetti , dei cavi di straordinaria fattura ed estetica, e dei piedini ( ma è enormemente riduttivo definirli così ) da posizionare sotto elettroniche e diffusori . Tutti gli oggetti del catalogo hanno un grado di finitura e raffinatezza veramente stupefacente. Nonostante questa evidente qualità costruttiva non sfoggiano quegli “orpelli “ che tanto piacciono agli audiofili, come scatoline metalliche  in mezzo ai cavi, calze e schermature aerospaziali ecc ecc.

Probabilmente il massimo dei cavi dovrebbe essere il cavo che non c'è, che non si sente che porta il segnale da un cd all'ampli, dall'ampli alle casse ma sappiamo tutti che probabilmente non esiste e se ci fosse....magari non sarebbe adatto al nostro impianto.

I cavi in prova sono gli Harmonix CI 230 MK II di segnale e gli CS 120 per i diffusori. Entrambi i cavi sono il modello “entry level “ del catalogo Harmonix. Il cavo di segnale costa 300 euro la coppia e quello diffusori da 2,5 metri 600 euro , sempre la coppia

I cavi di segnale si presentano esteticamente molto belli da vedere , assemblati con estrema cura e meticolosità, tipica dei prodotti HI END giapponesi . Il costruttore non fornisce molte indicazioni per quanto riguarda questi cavi, si limita a dire che si tratta di un conduttore OFC della più elevata qualità con una particolare configurazione che elimina quasi completamente le interferenze elettromagnetiche, i connettori sono di ottima fattura, dorati e molto robusti Il polo positivo invece è rodiato

Il cavo per i diffusori ha una costruzione simile, e non fa nulla per nascondere la sua nobile provenienza, la sensazione, anche al tatto, è quella di un prodotto studiato nei minimi particolari

Interessante la spiegazione della Harmonix per quanto riguarda la filosofia , in generale, dei suoi cavi. Li considera come le “arterie “ nelle quali transita il segnale tra le varie elettroniche e quindi assolutamente fondamentali per il corretto funzionamento “musicale “ dell'impianto

La versione in mio possesso è terminata in entrambi i lati con robustissimi connettori 4 mm, il grado di finitura è a dir poco maniacale

L'impianto con il quale sono stati ascoltati questi cavi è composto da preamplificatore Klimo, finale Klimo 35, amplificatore BC acoustique 362, 80 watts in classe A lettore CD Naim, diffusori Taga F 60 SE, JBL 4341 cavi Klimo DIS , giradischi Linn LP 12 phono Rega Aria

innanzi tutto credo sia da dire che quando si cambia un qualsiasi componente, che siano cavi o ampli o lettore Cd si deve dare il tempo al nuovo componente di “ farsi conoscere “ dagli altri, quindi i cavi Harmonix sono stati collegati, ma non giudicati subito. Il tempo di un minimo di rodaggio e sono stati ascoltati anche separatamente, anche se , indubbiamente, il massimo si ottiene se usati assieme

Probabilmente se si insiste nel giudicare un cavo in base ai soliti parametri ( bassi, trasparenza ecc ) non si saprebbe esattamente cosa riferire , nel senso che posso indubbiamente dire i bassi ci sono tutti, profondi, definiti, corretti, che gli alti sono trasparenti e dettagliati, che i medi sono naturali ecc, ma c'è “qualcosa “ che non saprei sinceramente descrivere se non col termine musicalità, che contraddistingue questi cavi da tutti gli altri ( o, almeno, da quelli che conosco bene )

Mi ricordo che una simile sensazione la avevo provata con un impianto tutto Audio Note , molti anni fa. I componenti, tutti splendidi e di elevato costo, erano ottimi singolarmente, ma assieme....era una sorta di suono magico.

Ecco, questi cavi fanno questo, fanno il miracolo di dimenticarsi dell'impianto, le voci in particolare sono incredibilmente naturali, commoventi e vive, non sono avanti non sono indietro, sono dove presumibilmente erano durante la registrazione, e sono voci di persone che cantano, vive . Dead Can Dance Anastasis, la voce di Lisa Gerrard è da pelle d'oca, e, a parte il timbro, perfetto, c'è una sensazione di tridimensionalità strana, difficilmente descrivibile e riscontrabile

A volte per descrivere il comportamento di un cavo si dice che sembra sia stato tolto un velo, pulito un vetro che sembrava pulito. Qui sembra sia stato tolto un qualcosa che impediva la naturalezza, se mi posso permettere è come quando si passa dall'ascolto di un ottimo lettore Cd ad un “signor giradischi “ Qualcosa nel nostro cervello riconosce subito quel “qualcosa “ che tutti probabilmente sentono ma pochi sanno descrivere

Spesso ci si fa condizionare dal prezzo di un oggetto, o dal suo aspetto, così da un cavo di grossa sezione si suppone  abbia bassi profondi e potenti, e che magari quello  con sezione piu piccola invece sia con gli alti più rifiniti ed estesi. Nulla di tutto questo coi cavi Harmonix, l'equilibrio è praticamente perfetto, il colore generale è solo lievemente, impercettibilmente,  luminoso, terso, i piani sonori sono perfettamente amalgamati e distinti in profondità e ampiezza, l'effetto 3D non è certo cinematografico ma non credo fosse quello che si desiderava ottenere. In realtà non saprei esattamente come descrivere la sensazione di assoluta neutralità ed equilibrio. Il cavo di segnale, usato per collegare un lettore di musica liquida della Naim all'impianto, conferma anche da solo queste caratteristiche, forse è solo appena più riconoscibile, capace di smussare lievemente alcune incisioni troppo 192/24. Il cavo per i diffusori si conferma, almeno per me, un cavo praticamente imbattibile in questa fascia di prezzo e anche molto, molto, molto oltre. Capace di ottimizzare anche impianti di alto livello con caratteristiche realmente HI END, senza le paranoie estetiche di certi cavi dal costo di una berlina e dalla scarsa sostanza ( ma si sa se uno spende certe cifre....la differenza si costringe a sentirla )

Se questi sono i cavi entry level della Harmonix....mi chiedo come saranno quelli di livello superiore.Ancora grazie Silvano

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